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Le case di S.Secondo

Piazza Martiri della libertà - Piasà dl'ospedal

Notizie sulle case la gente della borgata,durante il XX secolodesunte da: "Quaderni sansecondini"

 

Piazza Martiri Libertà l, Via Marconi 2

Nel 1700 vi era "Il Monastero di Santa Chiara" Scrive Marco Pellegri nel suo volume "San Secondo" del 1970: "Il Reclusorio di Religiose Clarisse ..... venne eretto nel 1713, in una casa posta ad ovest sulla piazza dell'Ospedale, ad angolo con la strada che conduceva a Soragna, da tale Rainieri Sinforosa appartenente all'Ordine' - Scrive a sua volta Zardi Licinio a tale proposito "Questa casa deve essere quella di proprietà  Allegri e Zino che un tempo erano un corpo solo,  Nel 1805 venne adibita a scuola per le zitelle della  borgata, scuola che poi passerà nel fabbricato di Zardi Dina e Concari Giulietta".

Anteguerra, il negozio fu utilizzato dal calzolaio Finazzi Paride, in seguito da tale "Ermelinda" come drogheria e commercio alimentari, poi da Varacca Palmira Marazzina e quindi dalla famiglia Allegri/Pellegrini col figlio "Avio".

Il fabbricato, di proprietà della famiglia Bocchia Dante e Allegri Gemma fu acquistato negli anni '50 da Melli Otello(1911-1981)   che continuò l'attività di commercio alimentari sino agli anni '80 circa. Successivamente fu utilizzato come ufficio.

Melli Otello

 

n.2, 3

Edificio  di proprietà della Famiglia Zino Fausto (1889-1971) e Sergio (1915-1953). Sembra  che nell'800, formasse un unico corpo con quello adiacente di proprietà Melli.  Nel piccolo locale al n.2,  Sergio riparava biciclette e fabbricava e noleggiava maschere e abiti di carnevale. Vi  abitarono anche  le   sorelle Lodovica (1910-1991-Ninì). e Gherardina Zino (1920-1995) che rimase sempre bambina, impegnata in un gioco infinito attorno ai pilastri dei portici. Nel negozio al n.3 vi era il commercio di casalinghi di Zino Fausto aiutato dalla figlia Iole. Lo Zino era anche un provetto laccatore e verniciatore di mobili e serramenti, nonché abile ideatore di maschere carnevalesche. Il negozio, caratteristico con l'arredamento e la vetrina tutti bianchi e una grossa scritta a caratteri cubitali sopra l'ingresso con la dicitura "Zino Fausto", conservò l'originale struttura ottocentesca sino al 2000 circa, anche se rimase chiuso per diversi anni. All'inizio del secolo l'edificio fu restaurato mantenendo intatto l'antico portico ma non il negozio.

Iole Zino davanti al negozio

interno del negozio di Fausto Zino

Scaramuzza Rosa

madre di Fausto (1852-1919)

Fausto Zino

Gherardina Zino

Lodovica Zino

Sergio Zino

 

 

n.4,5,6

Anteguerra, l'edificio appartenne a Caraffini, dipendente della Soc. Piacentina e responsabile degli impianti elettrici della zona.

Negli anni '50 fu acquistato dal Geom. Caporali che, al primo piano, vi aprì il suo ufficio e quello dello Studio Notarile dei Dott.ri Marchi Giuseppe (Giuppo) e Almansi Giulio con l'assistente Ferri Giovanni.

 

 n.7,8,9

L'edificio appartenne a Nobili Sante, poi al veterinario Dr. Aldo Del Monte (la cui figlia sposò Anselmo Gambara), quindi a Ziliotti Angelo. Il negozio al n.7 fu occupato dalla lattaia Ferrari Oriele(1893.1960), poi dal negozio di radio e TV di Dall'Olio Enzo, quindi dalla fruttivendola Aliani Bruna Mambriani che lo cedette alle sorelle Bergamaschi Liliana e Norma. Nel negozio al n. 9 aprì una rivendita di alimentari Galli Antenore (Gastòn), che poi lo cedette a Bini Gemore. "Saluti da San Secondo" pago 102

Sante Nobili

Ferrari Oriele

 

Palas  Ferrari                                                                                                                                         Piazza Martiri Libertà

n.10, 11, 12Negli anni '20, appartenne ai fratelli Gualazzini, passò poi ai fratelli Ferrari e attualmente appartiene agli eredi di Fearrari Icilio (1913-1982).

A quel tempo campeggiava sulla facciata del palazzo la scritta "Cementi calce legnami ".

Nel negozio al n.10 vi era la falegnameria, mobilificio di Lemarchi Bruno(1909-1998), che poi si trasferirà al n. 28 di Via Garibaldi.

Successivamente vi aprì una rivendita di calce e cementi, Teresa  Mangora  (1912-2002-Nina), e  poi una lavanderia. Attualmente vi è una pizzeria.

All'interno del n.11, agli albori del secolo vi era un fabbro, ed una fabbrica di tubi di cemento. I Ferrari vi aprirono una segheria, commercio legna da ardere e legnami per l'edilizia.

Icilio Ferrari 

Bruno Lemarchi

Teresa Mangora

 

Palas  Bolzoni                                                                                                                                                Piazza Martiri Libertà

n.13,14

Dagli anni '20, fu di proprietà della Famiglia Bolzoni. Il patriarca Bolzoni era commerciante all'ingrosso di formaggio grana e titolare di alcune proprietà che gli eredi vendettero causa la sua morte prematura. Il  figlio Mario(1916-1957) iniziò l'attività di barbiere nel negozio al n.14, e sua moglie, Filippini Antonietta(1924-1992), gestì un negozio di biancheria e passamaneria. Al n. 13 l'altro figlio Carlo,  iniziò nei locali interni l'attività di commercio e riparazione radio sino agli anni '60, mentre due altri figli fecero carriera nella Guardia di Finanza. La bottega da barbiere passò poi in gestione a Delgrosso Andrea (1924-2005;Nineto) e quindi a Pezzarossa Alberto. L'edificio fu ricostruito negli anni '70 con l'aggiunta di un secondo piano e l'eliminazione di un balcone che si affacciava sulla piazza e che, durante il ventennio fascista, era utilizzato dagli oratori per tenere discorsi al pubblico. Negli anni '20 su questo balcone vi era un'insegna con la scritta "Armenzoni Giuseppina - lavorazione maglieria". Attualmente i negozi sono stati uniti.    "Saluti da San Secondo "pagg. 73, 74,96,102

Mario Bolzoni

Antonietta Filippini

Armenzoni Giuseppina 1892-1943

Del Grosso Andrea

 

 

 n.15, 16, 17 

Negli anni '30 fu la sede di tale "Berta" che conduceva una piccola pensione e deposito di cicli. Sino agli anni '70/'80 l'edificio fu di proprietà della famiglia Vender Augusto (1893-1969) - Bolzoni Ida (1894-1976). Il  Vender era originario del Trentino e, nel negozio al n.15, iniziò l'attività di commercio ferramenti mentre nella parte interna vi teneva un deposito di biciclette, servizio molto richiesto dalle persone abitanti nel circondario che necessitavano di mettere al sicuro la bicicletta quando si recavano in paese. Successivamente l'attività fu rilevata da Ferri Afro(1917-1996) poi da Fedrigoni Aldo, che continuò l'attività coadiuvato dalla moglie sino agli '80.  Nella parte interna vi erano le botteghe di Guareschi Eligio, con la riparazione e deposito biciclette, e del ramaio Dal Piaz Alberto.

Nel negozio al n. 17 iniziò l'attività di parrucchiera  Giuseppina Segalini "Giusy".  Negli anni '80 l'edificio fu acquistato dai coniugi Pasini-Fadani che, dopo un'attenta e accurata ristrutturazione, hanno messo in vendita i locali ricavati.

"Saluti da San Secondo" pagg. 96,102

Augusto Vender

Ida Bolzoni

Ferri Afro

 

 

 

Piazza Martiri Libertà 18,19 e V.Garibaldi  118-128

Già di proprietà della famiglia Mario Corradi(1877-1949), poi dei Marchesi Lalatta di cui era amministratore Dall'Argine Gelmino, fu utilizzato per circa un secolo, come locanda e ristorante con la denominazione di "Albergo Maggiore". Fu gestito, sino alla fine degli anni '70. tra gli altri, dalle famiglie Fontechiari, Vacca Sergio, Copercini Primo/Campanini Vittorina, Copercini Renato, Canali Evaristo e Marchesi.

Anteguerra, nel cortile del fabbricato c'era "la ghiacciaia" e precisamente una montagnola di terra alta circa quattro metri, vuota all'interno, in cui si mettevano a conservare i cibi durante i mesi caldi. Nel dopoguerra fu asportata la terra, livellato il terreno e l'area fu utilizzata per svolgerei delle feste da ballo e commedie, specialmente durante le fiere, con la denominazione di "Dancing La Cicala".

Sino agli anni '20, sul ciglio della via, c'era un fabbricatello col solo piano terra, era la bottega del fabbro Dieci (Stràia, padre di Ristèn); si racconta che, a chi lo interpellava con tale nomignolo, offeso replicasse: .. li me la straj  to madra la cata so': Fu poi adibito ad ufficio del dazio. Ad una persona che si chiedeva dove potesse abitare il "daziere", un buontempone subito replicò sornione: "al second pian':

La piccola costruzione fu poi abbattuta ed al suo posto fu messa la pesa pubblica: addetti ad essa furono Elide Ronchini(1912-2001), poi Gaibazzi Ferdinando(Sciupton), quindi i gestori del Consorzio. Nella parte interna del palazzo abitarono, tra gli altri, la Famiglia Robuschi (Guasèt, Iole e Fernando) i fratelli Gabbi Luigino e Rosa con la figlia Vanna poi coniugata Ernesto Coppini.

Il. fabbricato fu poi acquistato, negli anni '70, da Zanelli Angelo e Gino (famiglia nativa di Bardi ma residente in Inghilterra) che provvidero ad una completa ristrutturazione mantenendo la vecchia struttura e gestendo personalmente per alcuni anni l'albergo-ristorante chiamato "Albergo Sant'Angelo". Successivamente l'albergo fu gestito per due anni da tale I.Tanzi e il bar da Zanelli Gino.

Dagli anni '90 circa, il fabbricato su Via Garibaldi, opportunamente ricostruito, è utilizzato da una Agenzia Bancacaria.  Il restante spazio con ingresso sulla piazza, è  usato come albergo ristorante. Al n. 19 della piazza vi è il "Bar Sant'Angelo".  "Saluti da San Secondo" pago 59, 61, 65, 67, 179

Corradi Mario

Ronchini Elide

 

n.20, 21,22

Fu lo sede della famiglia Monteverdi Nestore(1888-1977) che, all'insegna "Segheria e tornitura" vi gestì un'avviata falegnameria sino agli anni '80. Il capofamiglia era un esperto costruttore di carri e i tre figli Mirco(1921-1988), Valter e Giovanni continuarono l'attività di falegnami specializzandosi nella costruzione di serramenti.

La famiglia Monteverdi era molto numerosa.  Nestore ebbe due mogli (la sig.ra Ceci Palmira(1889-1925) deceduta prematuramente e Ferrari Paolina(1899-1991) e 11 figli: Lucia, Ferdinando(1914-1942) deceduto nella campagna di Russia, Valter e Mirco; poi Fabio, Clementina (in Grignaffini Primòn d'la Lisa), Omnes, Antonietta (in Gaibazzi Basghèn), Angela, Gianni e Massimo(1937-1954).

L'edificio ai n. 20, 22, assieme al contiguo posto ora su Via Vitali Mazza 3, era di proprietà della famiglia Ceci (I Pramzàn) ed era utilizzata per lo loro attività di falegnami da Ceci Giovanni e da Allegri Mario (1895-1973;Maiòn). Fu poi incorporato nella segheria mentre lo schiera di Via Mazza divenne lo residenza della famiglia Dondi Giovanni (1899-1983;mediatore) e Ceci Maria (1897-1984;sarta, La Maria ad Pramzàn). Negli anni '90 l'edificio al n. 20 fu venduto, lo schiera ai n. 21, 22 è di Monteverdi, entrambe ristrutturate da poco. "Saluti da San Secondo" pago 162

Monteverdi Nestore

Ceci Palmira

Ferrari Paolina

Monteverdi Mirco

Monteverdi Nestore

Monteverdi Massimo

Allegri Mario

Dondi Giovanni

Ceci Maria

 

Piazza Martiri Libertà 26 - V.Cavallotti 3 

L'edificio appartenne a Romeo Gaibazzi(1861-1938) e al figlio Giovanni(1887-1967) (Al sior Gino al Barbisòn), figura tipica del paese, riconoscibile per i foltissimi baffi ed esperto

 cacciatore. Nel retro dell'edificio vi era un vasto frutteto che arrivava vicino alla circonvallazione. Negli anni '50/'60 quest'area fu frazionata e la parte prospiciente via Cavallotti fu venduta a privati, mentre la zona più interna fu acquistata dall'Ospedale.

L'edificio di Via Cavallotti 3, che in origine era una pertinenza della casa padronale, fu acquistato da Gherardi Richeto e trasformato in abitazione. . Alla morte del Gaibazzi, anni '70 circa, l'edificio fu venduto all'Impresa Pezzarossa che lo trasformò in un condominio aggiungendo il secondo piano. Vi abitò la  maestra Pavesi Ercolina.  "Saluti da San Secondo" pagg. 96, 150

Maestra Ercolina Pavesi

Gaibazzi Romeo