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VITO FRAZZI

 

Vito Frazzi, importante compositore e didatta, nacque a S.Secondo Parmense nel 1888 e morì a Scandicci nel 1975. Frazzi ha insegnato Composizione al Conservatorio di Firenze dal 1926 al 1958 e all’Accademia Chigiana di Siena dal 1932 al 1963. Tra i suoi allievi spiccano i nomi di Lavagnino, Soresina, Siciliani, Bucchi, Prosperi e Dallapiccola. Scriveva Luigi Dallapiccola nel 1937: “[...] Quando Vito Frazzi faceva lezione al Conservatorio o a casa sua, aveva il raro dono di interessare noi scolari considerando se stesso e noi al medesimo livello mentale e culturale, esponendoci i suoi molti dubbi, proponendoci le varie soluzioni dei problemi che gli si presentavano e quasi invitandoci a collaborare con lui. Talvolta ci faceva sentire al pianoforte le pagine dell'opera recentemente scritte. Facendo lezione sembrava far presente agli alunni la famosa mirabile frase del creatore dell'inno poetico tedesco [Holderlin] "Wir sind nichts; was wir suchen ist alles" (Quello che siamo è nulla; quello che cerchiamo è tutto).[...]”.

 

A 86 anni, Vito Frazzi ristudia l’«Euridice» di Giulio Caccini e l’«Orfeo» di Claudio Monteverdi e si è tuffato, è il caso di dire, nei vorticosi meandri dei temi armonici della 2a pratica. Uno studio, il suo, assiduo ed amorevole, condotto sulla scorta di nuove cognizioni musicologiche che siamo andati appurando ed approfondendo attraverso la ricognizione di tutto un periodo artistico e culturale che annovera le ricerche della «Camerata dei Bardi», dei Mazzocchi, di Gesualdo, Luzzasco Luzzaschi, Claudio Monteverdi, Girolamo Frescobaldi, il Cavalli e si conclude, forse, con Barbara Strozzi.Ed in questo studio Vito Frazzi rivive le proprie ricerche e le realizzazioni del Re Lear e del Don Chisciotte.

A disegno citiamo due opere significanti del Maestro nel momento in cui ci accingiamo a scrivere un breve saggio sul suo «Alternato» 1 che rappresenta una apertura a quella «pluritonalità» che trova i propri copiosi asserti nell'opera di Gesualdo, di Monteverdi e di Jacopo Peri. Molta acqua è passata sotto i ponti dell'Arno dal tempo della pubblicazione della sua teoria sull’«Alternato» e molte sono le notizie che Frazzi ha potuto scoprire in questi ultimi anni; notizie che sono pervenute a lui (e non soltanto a lui) dalle ricerche e dalle documentazioni storiche fornite dal Centro Studi Rinascimento Musicale, ma la priorità del Maestro sta nell'averle saputo recepire subito e quel che più conta, di averle presentite in tempi in cui si ignorava l'armonia di Monteverdi e di Gesualdo e di tutto il periodo che va dal Vicentino a Francesco Cavalli e di trovarle, con gioiosa sua umiltà, operanti nel fulgore rinascimentale.

È appena il caso di sottolineare che molte titubanze della musicologia ufficiale hanno indubbiamente fortemente condizionato durante tutto l'Ottocento e buona parte del Novecento i tentativi di rinnovo di un sistema musicale (il sistema tonale) ormai logoro;né va dimenticato che oggi sono ancora molti (veramente troppi) a credere che dal '700 in poi si sia verificato un progresso armonico. Nulla di più erroneo eppur pesantemente sentenziato da autorità della scuola musicale. È vero, invece, che dal 1650

1 VITO FRAZZI, Scale Alternate, Firenze 1929.