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VIGLIOLI GIOCONDO

 

San Secondo 4 ottobre 1809-Parma 1895
Nacque da Filippo, povero segretario comunale. Frequentò a Parma l’Accademia di Belle Arti, dove seppe acquistarsi la stima e la benevolenza de’ suoi superiori, avente davanti agli occhi i capolavori del Mazzola e del Correggio, nell’animo una volontà ferma di acquistarsi gloria, nell’intelletto la potenza di riuscirvi.

Non è noto con quale maestro il Viglioli studiasse, ma nel 1832 collaborò con Giovanbattista Borghesi e Giuseppe Martini a recuperare da sotto la scialbatura e a reintegrare le pitture di giovanbattista Trotti, detto il Molosso, eseguite nel primo Seicento nel Palazzo del Giardino di Parma. dovette ben presto entrare nelle grazie di Paolo Toschi, il quale giovollo col suo potente appoggio ad essere conosciuto dalla Ducal Corte, e ad averne non poche commissioni. Infatti fu tra gli artisti che il 22 giugno 1833 firmarono il contratto per decorare il salone della biblioteca Palatina di Parma su commissione dell’accademia, il cui scomparto centrale venne affidato a Francesco Scaramuzza, che si avvalse per i due ottagoni laterali dell’allievo Giovanni Gaibazzi, mentre le sei scene monocrome sopra il cornicione furono assegnate a Stanislao Campana, al quale potrebbonsi dargli ad ajutatori sotto la sua direzione i valenti giovani allievi della nostra Accademia, Giocondo Viglioli, e Giuseppe Varoli. Uno dei tre commissari che lo proposero fu appunto il Toschi. Quanto al Campana, potrebbe forse ritenersi il maestro del Viglioli. Realizzò due monocromi minori con L’invenzione della stampa fatta da Fust, Schöffer e Gutemberg e L’invenzione della bussola fatta da Flavio Gioia che la applica alla navigazione. Secondo Angelo Pezzana, i lavori nel salone avrebbero dovuto concludersi entro il settembre di quello stesso 1883 ma probabilmente si protrassero all’anno seguente. Intanto il Viglioli avanzò negli studi accademici, aggiudicandosi nel 1834 la prima medaglia per Mezza figura dipinta e il Nudo dipinto (irrintracciabili), assegnatagli con l’adunanza del 22 settembre previa conferma della duchessa Maria Luigia d’Austria col rescritto del 4 ottobre. L’Accademia, nella seduta del 25-26 maggio 1835, gli conferì anche il Gran Premio Annuale per il Concorso di Pittura, bandito l’anno prima col soggetto del Buon Samaritano (confermato dalla Duchessa il 12 giugno). Del quadro venne apprezzata l’espressione nelle sembianze e nell’atteggiamento dell’abbattuto meschino: l’impasto: le carni: il campo: e sovrattutto l’industria e diligenza che si mostra nel pieno eseguimento delle varie parti. Se non che alquanto freddo parve l’ajuto porto dall’accorso Samaritano: non a bastanza leggiadramente disegnate le mani: troppo ricercato il panno sopposto al sofferente Giudeo. Così il Viglioli si condusse a Roma, dove nella contemplazione de’ monumenti, accolti in quel venerando Ospizio delle Arti, verrà rispondendo alla generosità del Governo, e alle speranze della patria e de’ suoi. Il saggio, passato in seguito alla Galleria Nazionale di Parma, fu poi collocato presso la Questura di Piacenza. Il Viglioli fu il secondo artista che Maria Luigia d’Austria impiegò per i dipinti della Cappella ducale di San Lodovico, affidandogli il Crocefisso per il primo altare a destra (entro il 1835, poiché l’opera non è menzionata nell’elenco delle commissioni ducali steso dal Negri a partire da quell’anno). Il dipinto, conservato nei depositi della Pinacoteca di Parma, venne ritenuto degnissimo di commendazione per la eccellenza del colorito per la finezza del disegno per la verità dell’espressione; lavoro accurato, e lavoro di severo e classico stile. Il pensionato del Viglioli a Roma iniziò attendibilmente verso la metà del 1836. Vi risiedette contemporaneamente Giovanni Gaibazzi, che gli fu già a fianco nel salone della Palatina. Da Roma inviò come primo saggio di studio la copia dei Ss. Caterina e Sebastiano ai lati nella cosidetta Madonna di S. Nicolò ai Frari di Tiziano, presso la Pinacoteca Vaticana. La tela (nei depositi della Pinacoteca di Parma) si trovò esposta il 2 febbraio 1837 alla mostra periodica tenuta nel Palazzo del Giardino di Parma. A Roma il Viglioli inspirossi ne’ più sublimi lavori dell’arte divina; dove innalzato sulle ali del proprio ingegno intese quel bello che non s’apprende da studio, ma l’anima trova in se stessa; e dove si stimolò nelle opere de’ grandissimi a spiccare un volo degno del generoso ardire che l’animava, risiedendovi diciotto mesi in più di quelli normalmente assegnati, per un totale di tre anni. Sembra che la permanenza fosse particolarmente felice: né fors’egli ne sarebbe più ritornato (tanto avea quivi trovato accoglienza e lavoro); e Roma verissimo albergo delle arti avrebbelo posseduto, se amore del natìo luogo sempre vivo e caldissimo ne’ petti gentili non l’avesse condotto a preferire le dolci affezioni del cuore all’utile ed alle vane onoranze. Il Viglioli, rientrato in Parma verso la seconda metà del 1839, venne eletto in accademia professore efettivo di anatomia dipinta e subito la duchessa Maria Luigia d’Austria iniziò a commisionargli annualmente opere destinate alle chiese bisognose. Del 1839 è l’Annunciazione (su tavola) per la parrocchiale di Barbiano, del 1840 il S. Martino che dona il manto al povero per la cappella del Collegio Militare sita nel Palazzo del Giardino di Parma, identificabile presso la chiesa della Certosa, terminato entro il 6 febbraio 1841 e apparso in mostra il 25 aprile nel medesimo Palazzo. Al periodo giovanile appartiene l’unica opera plastica nota del Viglioli: l’Ecce Homo, in San Vitale, approntata entro il 1851. la datazione può dedursi anche dal passo biografico: mentr’era professore di Anatomia all’Accademia di Parma, attendeva altresì a perfezionarsi nella pittura nonché nella scultura. Questa sua seconda pratica artistica viene inoltre ricordata dal Martini. Sempre nel 1841 proseguirono le commissioni ducali con un S. Giacomo apostolo per la stessa Maria Luigia d’Austria, che, col testamento del 22 maggio 1844, lo lasciò in eredità al nipote arciduca Leopoldo d’Austria (andò poi disperso). Nel 1842 è la volta di un S. Nicola da bari per l’oratorio dei Lignière a Golese. Nel 1843 del S. Mauro abate che miracola il muratore caduto per la chiesa di Madregolo (poi sostituito da una copia moderna), esposto qualche giorno prima del 20 maggio 1844 nel Palazzo del Giardino. Ancora nel 1844, Maria Luigia d’austria commissionò al Viglioli un S. bonifazio per la chiesa di Fiorenzuola, che il 7 giugno 1845 si trovò esposto nel Palazzo del Giardino. Nel 1845 fu la volta del S. Tommaso di Canterbury per la parrocchiale di Gattatico. Il 21 settembre 1851 stilò la convenzione col parroco Pietro Demaldé e i fabbriceri della parrocchiale di San Pietro in Corte per la vasta tela col Tradimento di S. Pietro, da porsi all’altare maggiore, dietro compenso di 2.500 lire austriache. La ricca corrispondenza relativa data attorno al 13 aprile 1852: il Viglioli inviò il bozzetto, offrendosi anche per i Ritratti del Papa e del Re. Il primo è quasi sicuramente identificabile col Ritratto di Pio ix presso gli eredi, pesantemente ridipinto, probabilmente perché non finito (infatti i documenti provano che questa seconda commissione non andò in porto). L’importante pala fu inviata a destinazione il 26 novembre 1853, corredata della cornice eseguita dal falegname Drugman. In seguito, e per tutta la seconda metà del secolo, le notizie rimaste sul Viglioli risultano scarse, forse anche per la pratica di esporre fuori patria, come a esempio a Milano. A Parma venne censito nel 1851 assieme alla moglie caterina Testi, poi nel 1865 si sa che in accademia percepì lo stipendio annuo di 2.000 lire. nel settembre 1869, chiusa e spogliata degli arredi la chiesa di di San Paolo, il crocefisso del Viglioli fu depositato dal Demanio in pinacoteca, mentre nel 1873 il S. Martino, dalla cappella del Collegio Militare, passò nella sala maggiore del Palazzo Comunale. Nel 1885, sull’altare maggiore di Santo Spirito fu posta una vasta tela rappresentante la Discesa dello Spirito Santo (successivamente, andato distrutto il tempio, passò sull’altare maggiore della vicina Santa Teresa, ove era ancora menzionata nel 1934 entro cornice intagliata; l’opera andò poi perduta). Nel 1889 il Viglioli pubblicò presso la tipografia Fiaccadori una dotta monografia, Delle porpore degli antichi, dato che con speciale passione faceva studi. l’opera principale del Viglioli è un dipinto in grande (intorno al quale lavorò quindici anni), che rappresenta la Risurrezione dei morti (anch’essa perduta).


FONTI E BIBL.: A. Pariset, Dizionario biografico, 1905, 121; Atti Regia Accademia di Parma, 1854 (Cornazzani); C. Ricci, La Regia Galleria di Parma, 1895; N. Pelicelli, Guida di Parma, 1910; U. thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon, 1940, XXXIV, 350; A.M.Comanducci, Dizionario dei Pittori, 1974, 3441; M. Leoni, 1834, 361; M. Leoni, 1835, 200; Gazzetta di Parma 11 febbraio 1837, 43, supplemento 5 e 9 maggio 1838, 165, 170, 13 giugno 1838, 214, 27 ottobre 1838, 408; M. Leoni, in Il Facchino 1841, 45-46; Gazzetta di Parma 28 aprile e 2 giugno 1841, 151, 152, 192; C. Malaspina, 1841, 140; E. Scorticati, 1844, 110-112; C. Malaspina, 1845, 187; Il Giardiniere 16 maggio 1846, 73; E. scorticati, 1846, 72; M. Leoni, 1847, 88; M. Leoni, 1848, 180: C. Malaspina, 1851, 108, 116; C. Negri, 1852, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 64, 65; P. Martini, 1858, 43; P. Martini, 1862, 37; Atti delle Regie Emiliane Accademie, 1867, 7; C. Malaspina, 1869, 100, 114; P. Martini, La R.Accademia parmense di Belle Arti, 1873, 36; L.Testi, Guida artistica di Parma, Parma, 1912, 117; G.Copertini, Guida alle opere d’arte della chiesa di San Vitale a Parma, in Parma per l’Arte 1951; A.Ciavarella, Notizie e documenti per una storia della Biblioteca Palatina di Parma, Parma, 1962, 112, 114; L.Gambara, M.Pellegri e M.de Grazia, Palazzi di Parma, Parma, 1971, 782, 783; G.Godi, mecenatismo e collezionismo pubblico a Parma nella pittura dell’800, catalogo della mostra, Parma, 1974, 29-37; G.L.Marini, in Dizionario Bolaffi Pittori, XI, 1976, 327; L. pigorini, 1879, 12; Gazzetta di Parma 26 giugno 1885; C. Ricci, 1896, 174; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X, 155-157; N. Pelicelli, 1906, 205, 218; A. Santangelo, 1934, 99, 224; M. Pellegri, 1959, 73; F. da Mareto, 1973, 576; San Secondo, 1982, 29-37; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 296; M. Tanara Sacchelli, in Gazzetta di Parma 27 ottobre 1997, 5.

 

Il buon samaritano

Sibilla

Diluvio universale

Busto di Gaetano Godi