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CAMPANINI ROMEO
San Secondo Parmense 2 agosto 1887-Milano 1 agosto 1956
Interrotti gli studi alla III elementare a causa delle disagiate condizioni economiche della sua famiglia, esercitò il mestiere di muratore. Molto giovane si iscrisse al Partito Socialista Italiano e prese parte attiva nel suo paese alle lotte politiche e sindacali dell’inizio del XX secolo. Nel 1908 emigrò in Svizzera dove rimase fino al 1912 quando, per la sua partecipazione a un comizio in favore di Ettore Giovanitti, ne venne espulso. Tornato in Italia, si stabilì a Tradate (Milano) dove fu eletto segretario della locale sezione socialista e divenne collaboratore del Nuovo Ideale (settimanale della federazione socialista di Varese, che si pubblicò dal 1902 al 1919), acquistando una notevole popolarità tra i contadini e gli operai della zona con la sua partecipazione alle agitazioni contro la guerra libica. Nel 1914 si trasferì a Lodi, perché chiamato a dirigere la locale Camera del Lavoro. Qui dette vita a una federazione circondariale dei braccianti e dei contadini e diresse fino all’avvento del fascismo La Difesa, organo della federazione milanese dei lavoratori della terra. Della Federterra di Milano fu appunto segretario provinciale fino al 1918, quando fu richiamato sotto le armi. Congedato nell’agosto 1919, riprese il proprio posto alla segreteria della Camera del Lavoro di Lodi e venne immediatamente denunciato per aver incitato i braccianti a bruciare le cascine padronali. Partecipò al congresso nazionale socialista tenutosi a Bologna e nelle elezioni del 1919 fu eletto deputato per il Partito Socialista Italiano nel collegio di Milano, carica in cui fu riconfermato così nel maggio 1921 (collegio Milano-Pavia) come anche nell’aprile 1924, sempre nelle liste socialiste. Per la sua attività di segretario della federazione provinciale milanese dei lavoratori della terra, assieme a P. Bellotti, il Campanini fu sottoposto nel 1923 a pesanti intimidazioni da parte dei fascisti, diffidato da recarsi nei paesi del Milanese e, avendo trasgredito a tali ingiunzioni, direttamente minacciato e costretto a mettersi fortunosamente in salvo. Nel marzo 1924 entrò a far parte del Comitato nazionale sindacale socialista, allorché ne assunse la segreteria G. Monici, e nel mese di dicembre partecipò al VI Congresso della Confederazione Generale del Lavoro, intervenendo nel dibattito sulle modifiche statutarie a nome della corrente sindacale massimalista. Nel 1926, dichiarato decaduto dal mandato parlamentare, fu assegnato a tre anni di confino, che vennero poi commutati in due anni di ammonizione. Durante quel periodo non svolse attività politica e nel 1929 le informazioni di polizia lo mostrano ligio alle direttive del governo nazionale: per questo motivo venne radiato dallo schedario degli oppositori del regime fascista. Riprese tuttavia più tardi la propria attività, contribuendo alla riorganizzazione del Partito socialista. Nel dopoguerra fu eletto consigliere comunale di Lodi.


FONTI E BIBL.: Pangloss, Gli eletti della XXVI legislatura, Roma, 1921; C. Pompei e G. Paparazzo, I 508 della XXV legislatura, Torino, 1920; A.A. Quaglino, Chi sono i deputati socialisti della XXV legislatura, Torino, 1919; I deputati al Parlamento delle legislature XXIII, XXV e XXVI, tre volumi, Milano, 1910, 1920, 1922; 535 deputati , 1924, 84; Malatesta, Ministri, deputati, senatori, 1940, I, 189; A. Landuyt, Le sinistre e l’Aventino, Milano, 1973, ad Indicem; Resoconto stenografico del XVI Congresso del PSI, Roma, 1920, 362; R. Allio, L’Organizzazione internazionale del lavoro e il sindacalismo fascista, Bologna, 1973, ad Indicem; La CGdL negli atti, nei documenti, nei congressi, a cura di L. Marchetti, Milano, 1962, ad Indicem; T. Detti, in Movimento Operaio Italiano, I, 1975, 468-469.