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Appunti di storia

Società operaie di mutuo soccorso

di Cesare Pezzarossa

Gli uomini hanno sempre cercato di unirsi in congregazioni, unioni, società per poterne ricavare vantaggi sia materiali che spirituali. Già nel periodo di Roma repubblicana esistevano “collegia opificium”, il tredicesimo secolo vede il fiorire di pie unioni e confraternite, che associavano le opere spirituali ad opere materiali, quali l’assistenza ai malati ed ai poveri. Questo tipo di associazioni ebbero grande successo presso il popolo portando alla nascita delle corporazioni artigiane, delle congregazioni, delle scuole e delle università.

Le società di mutuo soccorso, organizzazioni prevalentemente laiche, nacquero alla fine del 1700, dall’associazionismo volontario allo scopo di migliorare le condizioni materiali, promuovendo  la  fratellanza ed il mutuo soccorso, ed anche morali favorendo l’istruzione e la moralità tra gli iscritti. Era  frequente trovare negli statuti norme che vietavano  l’elargizione di sussidi in caso di malattie provocate dall’abuso di vini e alcolici ed il divieto per i soci di giocare al Lotto od altri giochi d’azzardo.

Le guerre, le carestie, ma soprattutto la nascita delle moderne manifatture, la  salarizzazione della manodopera, la  disoccupazione, le malattie professionali, portarono una nuova coscienza nei lavoratori che avrebbe portato a questa forma di solidarietà.

La prima idea di “economia sociale” esce dall’Università di Torino per provvedere  agli operai setaioli “ quando vi fosse penuria di seta “, istituendo casse alimentari con i contributi dei datori di lavoro e degli stessi operai.

Il XIX secolo vedrà la nascita di molte società tra le prime a Milano nel 1804 il Pio Istituto Tipografico per affrontare le malattie croniche provocate da questo mestiere.

Anche il re Carlo Alberto sosteneva, “con interesse “, la nascita di casse di beneficenza e carità tra operai, sostenute dai loro contributi, che disimpegnava lo stato da questo problema sociale. In Piemonte a metà ottocento si costituirono:

La “ Pia unione dei lavoratori cappellai”, la Società cocchieri e palafrenieri, la Mutua società parrucchieri e l’Unione tessitori di seta, oro, argento.

Anche l’istruzione fu tra gli obiettivi di queste società,  ad esempio la Società  Operaia di Oneglia creò un centro di lettura ed un aula da disegno per i figli dei soci, ed  a Sanremo ed Asti delle scuole serali. Gli affiliati versavano una quota del loro salario proporzionale alla prestazione garantita. Lo schema mutualistico prevedeva un fondo autonomo ripartito per: Malattia e “capitalizzazione sussidi invalidità e vecchiaia”.  Normalmente erano vietate elargizioni filantropiche o di pura carità, e leggi del 1859 ne vietarono questo uso. Anche il “sostegno creditizio” era offerto agli associati per l’acquisto di materie prime, la vendita di prodotto a basso costo e la costituzione di magazzini sociali. Nel 1854 era attiva a Torino una “cooperativa di consumo” e nel 1856 a Savona  una cooperativa vetrai.

A fianco delle società prettamente laiche nacquero anche quelle cattoliche. E’ del 1854 la prima Società operaia cattolica  chiamata “Compagnia di San Giovanni Battista” di Genova,  il cui primo articolo dice:

Fine della compagnia è di soccorrere le famiglie della classe operaia, non solamente per sollevare le infermità corporali, ma per rendere anche morigerati i membri, e solleciti nell’adempimento dei loro doveri verso Dio ed il prossimo.”

Padre del movimento cooperativo fu Giuseppe Mazzini che incitava ad unirsi “ fra gente di uno stesso mestiere per dare vita a coraggiose cooperative”  e “ di tassarsi anche di una modesta quota per  creare casse di previdenza e d’assistenza”.

La Liguria rispose con fervore a questo appello e già nel 1851 fondava la Società Generali Operai, ed altre associazioni di mestiere.

Nel 1860 erano operative 115 società in Piemonte, altre 91 tra Lombardia, Emilia, Liguria,Veneto.

Nel 1862  esistevano 443 società tutte concentrate al centro nord.

In Emilia nel 1864  erano costituite 50 società di mutuo soccorso con 12000 iscritti.

Un'Atto di Fratellanza, da cui poi nacque il Patto di Fratellanza, fu dettato dallo stesso Mazzini e riunì in un'associazione nazionale le Società Operaie al termine del loro XI Congresso tenutosi a Napoli nell'ottobre del 1864. Mazzini stesso scriveva: "..Foste schiavi un tempo, poi servi, poi assalariati, sarete fra non molto, purché vogliate, liberi produttori e fratelli nell'associazione…"

Queste idee ormai consolidate tra la popolazione influirono anche sulla legislazione dello stato. La riforma del 1877 istituì l’istruzione obbligatoria, nel 1883 nacque la  “Cassa Nazionale di Assicurazione contro gli inforuni”, nel 1898  fu prevista l’assicurazione obbligatoria dei lavoratori.

Il 17 luglio 1898 prese vita la “Cassa Nazionale di Previdenza per l’Invalidità e la Vecchiaia” diventata ad iscrizione obbligatoria nel 1914.

 

Nel 1900 le Società di Mutuo Soccorso erano 8000 con più di un milione di soci, diversificandosi anche in circoli ricreativi, culturali e sportivi. Nascono le “Case del popolo” luoghi di ricreazione e di tempo libero per i lavoratori.L’avvento del fascismo porta ad una vasta distruzione di questi liberi movimenti, con l’integrazione coatta  nel sistema fascista. Il regime toglie le libertà individuali, le sedi associative e le trasforma in “Case del fascio” e nel 1926 fu creata l’”Opera Nazionale Dopolavoro” che assorbì tutte le forme di associazionismo.

San Secondo Parmense ebbe due società operaie una d'ispirazione repubblicana e l'altra cattolica. Ad ora non sono emersi documenti su queste corporazioni, se non alcune vestigia nel cimitero locale, poche fotografie ed ancor meno documenti. Il poco materiale disponibile viene pubblicato qui sotto con l'intento di stimolare la ricerca di nuove testimonianze.

 

Lettera di Giuseppe Garibaldi inviata alla

Società operaia

 di San Secondo parmense

                                     Caprera  3 Aprile  66

 

                       Cari fratelli operai

              Riconoscente il vostro affetto

                         mi onorate sempre

 

                                                                               Vostro per la vita

                                                     G Garibaldi

              Società operaia

              di San Secondo

             Varesi Leonardo

 

 

              

Spalletta nell'arcata societaria

nel cimitero di San Secondo parmense

SOCI OPERAI DECESSI

DALLA FONDAZIONE DELLA SOCIETA'

1871

MONFRINI ANGELO

16 DICEMBRE 1871

PASINI PIETRO

11 MAGGIO 1875

CORTELLINI PIETRO

9 NOVEMBRE 1876

BODINI FILIPPO

31 DICEMBRE 1879

CARLETTI ETTORE

.. MAGGIO 1879

ODDI LUIGI

24 MARZO 1879

COLOMBINI CORNEGLIO

20 SETTEMBRE 1880

DALLATURCA GUSTAVO

9 LUGLIO 1880

MAZZIERI ANDREA

23 GIUGNO 1880

GUASTALLA GAETANO

5 MAGGIO 1882

 

 

ALL'EREZIONE DI QUESTA

ARCATA DI PORTICO

1898

 

BAISTROCCHI GIUSEPPE

28 OTTOBRE 1885

BERTINELLI ALDO

11 DICEMBRE 1885

ASSANDRI ORESTE

11 DICEMBRE 1891

PIANFORINI GIOVANNI

1 FEBBRAIO 1892

GAIBAZZI GIUSEPPE

27 APRILE 1894

GRIGNAFFINI SILVESTRO

15 MARZO 1894

MARANZONI FERDINANDO

29 OTTOBRE 1894

ZARDI GUGLIELMO

7 GIUGNO 1894

VESCOVI LAZZARO

22 AGOSTO 1897

 

 

SOCI OPERA CATTOLICA

 

DECESSI

DALLA FONDAZIONE

DELLA SOCIETA’

1887

 

POPOLI ANICETO

8 DICEMBRE 1889

CHIESA CESARE

24 NOVEMBRE 1890

GUARESCHI ANTONIO

9 GENNAIO 1890

CECCONI FERDINANDO

10 MAGGIO 1892

CAVALLI CAV.D.GIUSEPPE PR.

28 DICEMBRE 1892

MARCHESINI GIOVANNI

13 DICEMBRE 1893

MARUSI MICHELE

8 FEBBRAIO 1894

BORETTINI D.LODOVICO C:

19 FEBBRAIO 1894

ROBUSCHI MARIA

4 AGOSTO 1894

Spalletta nell'arcata societaria

nel cimitero di San Secondo parmense

                                                        

Stemmi in capo alle spallette delle arcate societarie

società operaia

cattolica

società operaia

società operaia

 

SOCIETA' OPERAIA DI SAN SECONDO

Foto dell' 8 settembre 1913 in occasione dell'innaugurazione della nuova sede

 Prima fila: Bocchia Marino, Cavalli Giulio, Dieci Aristide, Galli Aristide, Gherardi Enrico Maranzoni Achille, Gualazzini Nullo, Passalacqua, Pertusi Antonio, Pezzarossa Ferdinando, Poli.

Seconda fila

Armenzoni Angelo, Baratta Afro, Bellini Domenico, Bellini Primo, Bernini Italo, Capra Marcello, Cerri, Dallaturca Renzo, Ferrari Ottorino, Fietta Caio, Gnasi, Maranzoni Pio, Ronconi Luigi.

Terza fila

Antinetti Luigi,Bellini Emilio, Bonati Pietro, Gardelli Roberto, Oddi Luigi, Oddi Spartaco, Pertusi Giulio, Seletti Luigi, Tagliavini Paride

Quarta fila

Colombini Ermogene, Longari Saturno, Toscani Caio, Vighi Pietro, il maestro Arata, Seletti Francesco,

Quinta fila

 Gardelli Luciano, Mazzieri Andrea, Pelizzoni Edoardo, Ferrari Leopoldo, Fietta Pietro, Galli Carlo, Pezzarossa Stefano, Vighi Natale